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Tavolini Abstrakt Mona by Diabla : grafica colorata

tavolini Abstrakt Mona Diabla

Tavolini Abstrakt Mona

Il brand spagnolo di arredamento outdoor Diabla propone una nuova versione dei tavolini monogamba Mona che viene denominata Abstrakt Mona.

Il piano dei tavolini della nuova serie è decorato con due grafiche geometriche firmate dal designer britannico Jonathan Lawes:

il primo modello è dominato dal rosso accostato a forme in bianco e grigio scuro; nell’altro modello prevalgono invece i toni rosa abbinati al blu, grigio e bianco.

tavolini Abstrakt Mona Diabla

Le due grafiche sono giocate sia sui tavolini rotondi da 70 e 80 cm di diametro che su quelli quadrati 70 X 70 cm.

La nuova versione risulta particolarmente scenografica negli ambienti pubblici dove i tavolini sono numerosi.

Il ripiano in materiale fenolico permette l’utilizzo dei tavolini sia all’esterno che all’interno, ad esempio in una piccola sala da pranzo o anche in uno spazio lavorativo.

Tavolini Abstrakt Mona

La struttura monogamba è proposta da Diabla in rosso, bianco, grigio e antracite per il modello in tonalità rossa e in rosa, bianco, grigio e antracite per la versione in rosa.

Le serie dei tavolini Mona e Abstrakt Mona si accompagnano particolarmente bene con le sedie Vent.

tavolini Mona Diabla

Chi è Jonathan Lawes

Jonathan Lawes è un designer specializzato in stampe.

Laureato alla Arts University di Bournemouth, ha poi proseguito gli studi presso la Arts University di Leeds dove si è focalizzato sui tessuti stampati e sui motivi grafici.

Tavolini Abstrakt Mona by Diabla : grafica colorata

Porte scorrevoli vetrate : chiudere senza dividere

Porta Sherazade Slide Glas Italia

Porte scorrevoli vetrate

Gli ambienti aperti e spaziosi piacciono, ma spesso ci sono motivi pratici per cui si decide di dividerli.

Ad esempio, se la cucina è aperta sulla zona giorno gli odori del cibo possono dare fastidio oppure se il salotto è in continuità con lo studio il rumore può disturbare.

Un’ottima alternativa alla muratura cieca è prevedere nel progetto di ristrutturazione una grande porta vetrata.

porta Sherazade Glas Italia

In dimensione extra large la struttura vetrata potrà sostituire anche un’intera parete, con il vantaggio di poter godere pienamente dello spazio e della luce dividendolo solo quando serve.

Dal punto di vista estetico non c’è dubbio: un’ampia porta vetrata è in grado di dare un forte carattere all’ambiente.

porta Sherazade Glas Italia

Il disegno della porta definisce lo stile dello spazio: ad esempio un serramento con profili in ferro a quadrotti e saldature a vista riporta subito allo stile industrial.

Se invece i profili del serramento sono esili e le dimensioni dei cristalli sono ampie, l’effetto sarà leggero e molto elegante.

porta Sherazade Glas Italia

All’ultima edizione del Salone del Mobile di Milano Glas Italia ha presentato un ampliamento della serie di ante Sherazade.

Glas Italia ha una grande vocazione per il vetro: con questo materiale produce tavoli, sedute, librerie, mobili contenitori, mensole, specchi e complementi.

Una nuova anta per Sherazade

La collezione Sherazade, disegnata da Piero Lissoni nel 2016, comprende molte tipologie di porte:

dalle scorrevoli con rotaie a pavimento o a soffitto (Sherazade Slide), alle porte scorrevoli a scomparsa nel muro (Sherazade Pocket) alle porte a battente con telaio visibile o nascosto (Sherazade Swing).

Le finiture del vetro fra cui scegliere sono molte:

dal semplice vetro trasparente a quello riflettente, da quello acidato a quello laccato opaco o lucido fino ai vetri colorati o con effetti decorativi in rilievo.

porta Sherazade Glas Italia

Alla gamma delle porte ora si aggiunge Sherazade Patchwork, una rivisitazione contemporanea delle antiche “vetrate a cattedrale”.

La superficie delle porte (scorrevoli o a scomparsa, con e senza stipite) è ripartita in quattro riquadri rettangolari, disponibili in una vasta gamma di finiture di cristallo.

porta Sherazade Glas Italia

Questo design diventa particolarmente scenografico nella grande anta Sherazade Slide Patchwork.

Nei quattro riquadri irregolari possono essere inseriti cristalli in diverse finiture con pattern e con gradi di schermatura differente.

I cristalli sono temperati monolitici da 6 mm o stratificati da 3+3 mm e sono certificati secondo le normative di sicurezza ANSI Z97.1 e UNI ENI 2150.

Porte scorrevoli vetrate

Porte scorrevoli vetrate : chiudere senza dividere

Eco design e economia circolare : le marche che arrivano per prime

Componibili_Bio_Kartell

Eco design e economia circolare

Nel post del 4 giugno abbiamo trattato un tema molto attuale: l’eco design.

Oggi parliamo di alcune marche che stanno mettendo in pratica i principi di questo nuovo modo di fare design.

Il progetto Bio di Kartell

Kartell ha sempre avuto la capacità di innovare.

Dal 1949 l’azienda produce arredi in plastica ed è stata la prima ad utilizzare il policarbonato trasparente.

Ormai da anni la filosofia di Kartell è orientata alla sostenibilità, a partire dalla progettazione del prodotto fino al packaging per arrivare al riciclo totale.

All’edizione 2018 del Salone del Mobile di Milano Kartell aveva presentato un nuovo materiale ecofriendly frutto del sodalizio con Bio-on, società bolognese fra i protagonisti della nuova chimica ecosostenibile.

Si tratta della bioplastica BIODURA™, un polimero vegetale derivato da fonti di scarto della canna da zucchero.

Questo materiale è derivato da scarti della produzione agricola che non entrano in competizione con il cibo per uomini e animali.

Con un processo biologico i materiali di scarto una volta “aggrediti” da microrganismi danno origine a una biomassa che è simile alla plastica.

Dopo una serie di processi per affinarne la composizione, questa biomassa diventa un materiale di primissima qualità.

Kartell per prima lo ha sperimentato nell’arredamento realizzando prodotti con tecniche di iniezione e stampaggio già impiegati per le altre materie plastiche.

La sedia Bio Chair disegnata da Antonio Citterio presentata nel 2018 è realizzata con questo materiale innovativo.

Bio Chair è resistente e pratica e ha le stesse proprietà termo-meccaniche delle versioni in plastica tradizionale, ma è realizzata con un

materiale totalmente vegetale, sostenibile e biodegradabile.

Sempre utilizzando questo materiale Kartell ha recentemente presentato i Componibili Bio, una edizione eco sostenibile dei mobili contenitori disegnati nel 1967 da Anna Castelli Ferrieri che sono uno dei prodotti iconici del brand.

Eco design e economia circolare

Tacchini : arredamento a km zero

tavolini JOAQUIM Tacchini

L’azienda italiana Tacchini fondata nel 1967 è sempre stata sostenitrice dell’arredamento a km zero.

I prodotti sono fabbricati esclusivamente in Brianza, una delle aree italiane con la più marcata tradizione manifatturiera e artigianale.

Per ridurre l’inquinamento e il consumo di energia, i componenti utilizzati nella produzione non arrivano da aree più lontane di 50 km. dallo stabilimento.

Nella produzione Tacchini ha iniziato ad utilizzare anche materiali riutilizzabili e riciclabili:

il marmo riciclato impiegato nella collezione di tavoli Joaquim del designer Giorgio Bonaguro (foto sopra) ne è un esempio.

Emeco : prodotti riciclabili e duraturi

sedia On and On Emeco

Già dalla sua fondazione nel 1944, l’azienda americana Emeco produceva sedie impiegando almeno l’80% di alluminio riciclato.

Oggi le sedie in alluminio di Emeco sono riciclabili al 100% e hanno una durata che arriva ai 150 anni.

Oltre all’alluminio Emeco utilizza anche plastica riciclata rPET, cioè derivata dal recupero delle bottiglie di plastica.

Quest’anno il brand americano ha presentato la sedia On and On disegnata da Barber & Osgerby (foto sopra) che è realizzata con rPET miscelato con fibra di vetro.

Come suggerisce il nome, questa sedia può essere riciclata moltissime volte.

La nuova fabbrica di Emeco in California sarà a energia zero: l’energia solare alimenterà le linee di produzione e la climatizzazione.

L’impegno di Kvadrat

kvadrat

Dal 1968 Kvadrat produce materiali tessili di alta qualità.

La sede dell’azienda a Ebeltoft è alimentata al 100% energia rinnovabile.

Due anni fa Kvadrat ha aperto Really, una azienda di riciclaggio sostenibile che raccoglie scarti di lana e cotone da utilizzare per la fabbricazione di feltri acustici e pannelli impiagati per l’arredamento.

I tessuti che escono dal catalogo sono donati a enti caritatevoli o venduti online a basso costo.

Circa il 90% dei tessuti Kvadrat è certificato Greenguard e circa il 40% dei prodotti in lana di Kvadrat è certificato Ecolabel UE, un’etichetta attribuita a prodotti e servizi che soddisfano elevati standard ambientali.

La nuova linea di tessuti ecologici per l’outdoor è rivestita con una finitura che non contiene fluorocarburi, che non produce cioè sottoprodotti tossici.

La visione di Tarkett

pavimentazioni Tarkett

L’azienda svedese Tarkett fondata nel 1886 produce materiali per la pavimentazione come vinili, laminati, legno, moquette, linoleum ed erba artificiale.

Nella produzione Tarkett limita al massimo il consumo di acqua e impiega fonti di energia verde.

Secondo i principi dell’ Eco design e economia circolare, l’azienda ritira i ritagli e le vecchie pavimentazioni in vinile, linoleum e moquette per riciclarli.

Per pavimentazioni producono emissioni contenute di composti organici volatili per contribuire alla salute delle persone e dell’ambiente.

Eco design e economia circolare : le marche che arrivano per prime

Pizzeria Berberé fa il bis a Torino e arriva a quota 11

Pizzeria Berberé fa il bis a Torino

Ieri sera è stata inaugurata una seconda pizzeria Berberé a Torino che segue la prima aperta nel 2016 negli spazi di Binaria in via Sestriere.

Il nuovo locale è in pieno centro, in piazzetta Madonna degli Angeli all’angolo fra via Carlo Alberto e via Cavour e si amplia nella bella stagione con un dehors.

Berberé, l’insegna creata a Bologna nel 2010 dai fratelli Matteo e Salvatore Aloe, arriva così a quota 11 locali fra Bologna, Milano, Torino, Firenze, Roma e Verona.

Pizzeria Berberé a Firenze

Pizzeria Berberé a Firenze

Pizzeria Berberé Milano Navigli

Pizzeria Berberé Milano Navigli

A questi si aggiungono due locali a Londra che sono stati però chiamati Radio Alice per evitare che gli inglesi dovessero cimentarsi nella pronuncia per loro non facile del nome Berberé.

La storia e la ricetta

I fratelli Aloe sono stati nel 2010 precursori della tendenza di riportare la pizza alla sua più genuina tradizione artigianale.

Si tratta però di una rilettura originale, tanto è vero che la pizza di Berberé è difficilmente inquadrabile nelle tipiche definizioni di napoletana, romana o gourmet.

Alla base c’è innanzitutto il lievito madre vivo rinfrescato quotidianamente e i tempi lunghi della lievitazione: il processo di maturazione dell’impasto dura 24 ore a temperatura ambiente controllata di 24 gradi.

Questo rende la pizza più digeribile rispetto alla più comune fermentazione con il solo lievito di birra.

A questi elementi si aggiungono lo studio degli impasti, la sperimentazione delle farine semintegrali biologiche e gli ingredienti di stagione forniti da produttori accuratamente selezionati che condividono la passione per la tradizione e la qualità.

Pizzeria Berberé

Il risultato è una pizza morbida dentro e croccante fuori che sa di pane buono fatto in casa e che viene servita in otto spicchi per far assaggiare a tutti i commensali i vari gusti in un clima di convivialità.

Con la sua ricetta, Berberé ha ottenuto la conferma dei Tre Spicchi, il massimo riconoscimento della guida Le pizzerie D’Italia 2019 (sezione “Pizza a degustazione”) del Gambero Rosso.

Berberè non è un franchising; i locali sono gestiti direttamente per salvaguardare l’artigianalità e la qualità del prodotto che è uguale in tutte le pizzerie del gruppo.

Pizzeria Berberé Milano Isola

Pizzeria Berberé Milano Isola

L’interior design

Agli ingredienti golosi si aggiunge il design dei locali semplice e accogliente che evoca l’anima pop della pizza e che è curato dalle due giovani realtà bolognesi Comunicattive e Studio Rizoma Architetture.

Come altre pizzerie Berberé, anche il nuovo spazio torinese è caratterizzato da un wall-painting firmato dalle visual artists TO/LET.

Nel nuovo locale è raffigurato un grande rubinetto giallo che inonda alcune porzioni delle murature di un rosso vino da cui emerge un nuotatore: questo tema fa riferimento alla storia dello spazio che negli anni ’30 era una bottiglieria.

Pizzeria Berberé Torino centro

Il rosso scuro crea una “boiserie di colore” che contrasta con il bianco prevalente.

Questo elemento decorativo dal sapore retrò declinato in ogni location in un colore diverso insieme al mattone grezzo delle pareti sono il leit motif dell’interior design dell’insegna.

L’arredamento è semplice con tavoli rivestiti in formica colorata, sedie che ricordano quelle delle aule di scuola e lampade dal design retrò, un gusto ripreso anche nei materiali grafici.

A condire il tutto, la pizza si gusta in compagnia della musica della web radio di Berberè Pizza or Vinyl.

E per non farsi mancare proprio nulla, l’insegna ha recentemente promosso un nuovo progetto culturale, il bookmagazine 24 Hour Pizza People.

Pizzeria Berberé in Via Sestriere a Torino

Pizzeria Berberé in Via Sestriere a Torino

Pizzeria Berberé fa il bis a Torino e arriva a quota 11

Eco design : progettare, produrre e consumare responsabilmente

Eco design

Eco design

Se nel settore alimentare e della moda parlare di prodotti eco-friendly non è più una novità, nel mondo del design un concreto avvicinamento ai concetti di eco-sostenibilità sta arrivando ora.

L’urgenza con la quale ormai siamo chiamati a passare all’azione per salvaguardare il nostro pianeta è diventata evidente e sembra essersi finalmente innescato un circolo virtuoso che vede i consumatori e le aziende guardare nella stessa direzione.

Una ricerca condotta da Trend Lab, il nuovo laboratorio di ricerca del Salone del Mobile di Milano, ha evidenziato questa evoluzione che senza dubbio era anche palpabile osservando i prodotti esposti nei padiglioni nell’ultima edizione del Salone.

Per le aziende la sostenibilità è ormai parte integrante dei processi produttivi e quindi per i designer la progettazione non può prescindere dai principi dell’eco design.

Principi che per ridurre l’impatto ambientale del prodotto devono essere applicati a tutte le fasi del suo ciclo di vita:

le materie prime devono essere riutilizzabili, biodegradabili, riciclabili e non tossiche e la lavorazione e la distribuzione devono rispettare la direttiva dell’UE sull’eco-design (Direttiva 2009/125/CE).

Ciò significa efficienza energetica (ridotto consumo energetico nella produzione) e ridotto impatto ambientale.

Ma non solo: per essere definito eco e sostenibile, il prodotto deve durare il più a lungo possibile, deve essere riparabile e riutilizzabile attraverso il riciclo o il riuso delle sue componenti.

Oppure il prodotto deve essere biodegradabile al 100% per poter rientrare completamente nel ciclo naturale.

Quindi l’eco design è un tipo di design complesso che deve coniugare molte variabili, mettendo al centro i principi dell’economia circolare.

In altre parole, l’eco design è una filosofia responsabile che tocca l’etica e il sociale perché implica progettare e produrre pensando al benessere dell’ambiente e della società.

Ma attenzione: per far funzionare l’eco sistema, il ruolo del consumatore è fondamentale!

Il consumatore deve acquistare in modo consapevole, consumare in modo responsabile e deve poi occuparsi del riciclaggio e del riutilizzo del prodotto.

Se il consumatore non fa la sua parte, il ciclo viene irrimediabilmente compromesso!

La sensibilità in questo senso sta però fortunatamente crescendo, anche grazie alle nuove modalità di fruizione condivisa del prodotto, come ad esempio il car-sharing, il co-housing o il co-working.

I designer che si fanno promotori di questa filosofia sono molti e Patricia Urquiola è una di queste.

La designer spagnola è direttore artistico di Cassina e ha firmato arredi, complementi e materiali per Alessi, B&B Italia, Boffi, De Padova, Flos, Glas Italia, Kartell, Molteni, Mutina e molti altri.

Guardate l’intervista rilasciata da Patricia Urquiola a Bruno Ruffilli di La Stampa in occasione dell’ultimo Salone del Mobile di Milano.

La passione, la concretezza e la semplicità con cui la designer esprime la sua visione e il suo impegno nei riguardi dell’eco-design a noi piace moltissimo.

Eco design : progettare, produrre e consumare responsabilmente